La compagnia delle anime finte (Wanda Marasco)

Continua il mio viaggio attraverso i libri che hanno partecipato quest’anno al Premio Strega, con la terza classificata, Wanda Marasco, e il suo La compagnia delle anime finte, edito da Neri Pozza. E’ la storia della famiglia di Vincenzina Umbriello, raccontata dalla figlia Rosa, immaginata per lo più, al capezzale della madre morta. Una vita povera, di sofferenze e privazioni, umiliazioni e rimorsi, vissuta in una Napoli in bianco e nero, nei rioni poveri del primo dopoguerra, tra stretti vicoli, muretti, cantine e terrazze. Dalla nascita alla morte, è la storia di una donna forte e determinata, che vivrà purtroppo una vita ingombra di ombre e tragedie e piuttosto estranea alle soddisfazioni e alle gioie, fin da bambina incontrerà la morte e la malattia come compagne di viaggio e imparerà presto ad essere adulta, grazie alle esperienze e all’amicizia non sempre limpida di Annarella.

La storia della famiglia Umbriello si intreccerà con la ben più agiata famiglia Maiorana quando per caso Vincenzina incontrerà Rafele (Raffaele), l’uomo che diventerà suo marito nonostante le opposizioni della famiglia di lui. Le storie dei componenti delle due famiglie si intrecceranno più volte, verranno narrate singolarmente, a volte quasi come racconti a parte, ma saranno lo sfondo di un unico dipinto generale. Una storia di vita profonda e struggente, con i suoi risvolti neri e le sofferenze tipiche anche del periodo storico e della zona geografica, narrato in maniera sublime da una poetessa, alternando un dialetto napoletano (comprensibilissimo) ad un Italiano con la “I” maiuscola.

Non è mia abitudine fare “spoiler” o approfondire troppo la trama, per il semplice motivo che sono io il primo a non amare certe cose in un libro che vorrei leggere. Ci sono decine di personaggi e di storie qui dentro, storie che fanno male, che raschiano dentro come uno scalpello, inquietudini, malattie fisiche e mentali, disperazione e abbandoni. Cupo e pesante seppure breve, si legge che è un piacere nonostante la complessità di certi passaggi e l’intrico di certe frasi. Un altro libro italiano di grande spessore, alla faccia di chi cerca sempre il più sconosciuto autore straniero…

Non lo consiglio a tutti, ma solo a chi vuole cogliere la struggente normalità di un vivere senza orizzonte.

E’ giusto obbedire alla notte (Matteo Nucci)

Ai margini della Città Eterna, a pochi chilometri dal centro di Roma, lungo una parte del Tevere in ombra, marcia, maleodorante, vivono anime appartate, fuori dal tempo e dal mondo, disadattati ed emarginati ai nostri occhi, leggeri e liberi nei loro cuori. La storia che ci racconta Matteo Nucci si svolge qui, sulla chiatta ormeggiata sul fiume romano, che fa da trattoria, l’Anaconda, tra baracche di lamiera, barchette a motore di vecchi anguillari, tra il tubo di una fognatura mai terminata, utilizzata come abitazione, campi rom e prostitute. Una discesa verso il basso, verso l’abisso della disperazione, per riemergere e rinascere a vita nuova. Una storia terribile e tragica quanto verosimile. La storia di un uomo che dalla vita ha avuto il peggio ma che non si è arreso, mai, fino alla fine, fino alla purificatrice transizione passando per le latrine dell’umanità.

Il dottore, così lo chiamano lungo il Tevere, Ippolito Snell, marito e padre, archeologo, collega e amico rispettabile, pezzo a pezzo perde tutto quello che ha di più caro, tentando di tutto per mantenere le cose insieme, per rimediare, ma rendendosi presto conto che è la vita che decide per noi, e che non possiamo fare altro che stare a guardare. Spesso impotenti. Da qui il suo cammino verso una nuova vita e una rinascita che solo alla fine della vicenda troverà, forse, la quadratura del cerchio.

Il libro si articola in tre parti, la prima e l’ultima narrate in terza persona, dove viene per lo più raccontato il presente, la seconda, in prima persona, racconta invece del passato di Ippolito, e rende chiarezza a tutto il resto. La scrittura è puntuale e fludia, anche nei dialoghi, resi spesso più crudi e reali dall’utilizzo di termini forti e colloquiali, e nei monologhi anche interiori di lui e della moglie Anna. Non vi dirò nulla di più, naturalmente, questo è un testo che va letto ed assimilato attraverso le proprie vibrazioni, elaborato, digerito e rigurgitato secondo le emozioni di ciascuno. Un libro che mi ha pesato sullo stomaco per quasi tutta la sua durata, a tratti mi ha fatto sperare che finisse presto, che finisse in fretta tutto quel tormento. Ma che alla fine del viaggio mi ha lasciato una traccia dentro, qualcosa di indelebile che so già rimarrà lì per sempre. Un solco fatto di colori, odori e sensazioni, di un posto che non ho mai visto veramente con gli occhi, ma che ho abitato a fondo con l’anima.

E questo, se permettete, è la grandezza di un libro, di qualsiasi genere si tratti, di qualsiasi autore, periodo storico o altra catalogazione. Se ci resta qualcosa dentro allora vuol dire che l’opera si è compiuta, che quello è un libro giusto, da leggere, conservare e consigliare. Non nego di essermici avvicinato vedendolo tra i 12 finalisti del Premio Strega, benedetto Premio Strega sempre in mezzo a mille polemiche. L’ho seguito sino alla finale facendo il tifo per lui, ma alla fine è arrivato, purtroppo, solo quarto. Non voglio in questa sede commentare la classifica, comunque spero che questa manifestazione così importante serva a dare il giusto risalto a questo titolo e a questo autore.

Io mi fermo qui, come sempre spero di avervi dato un parere chiaro e genuino. Non una recensione, ci tengo a precisarlo, ma il mio personalissimo punto di vista. Grazie Matteo per le emozioni che hai saputo regalarci. Grazie davvero.

E’ giusto obbedire alla notte? Per me è stato straziante. Viaggio interiore senza anestesia. E’ giusto leggerlo.

 

La Grande Invasione – Festival della Lettura ad Ivrea

Ma che bella La Grande Invasione! Quest’anno ho potuto assaporare di persona il clima di questa magnifica manifestazione che per 4 giorni interi rende la città di Ivrea un connettore incredibile di arte, letteratura e musica, un convogliatore di idee, opinioni e dibattiti, uno spazio immenso dove ascoltare, interagire, creare. Ragazzi, questo è lo spirito giusto! Passare dal cortile di un museo dove Domenico Starnone sta parlando delle sue esperienze di lettore, ad una fresca chiesa sconsacrata dove 4 giovani autori ci parlano del loro esordio (in realtà 3 giovani e uno meno); dalla platea di un teatro gremito dove tra luci e colori si mettono in scena storie, racconti e favole per i più piccoli, alla “Zona Attiva di Cittadinanza” alla stazione di Ivrea dove tra un piatto di pasta e un laboratorio di creatività per “piccoli invasori”, si può ascoltare Emiliano Poddi che legge un brano di Tobias Wolff. E quando passi nella piazza centrale, dove il grande palco accoglie i musicisti nelle serate della manifestazione, e vedi Nicola Lagioia coricato a terra, uno zaino per cuscino, braccia dietro la testa, a discorrere amabilmente con altri ragazzi li intorno, capisci che questa manifestazione è quello che mancava, capisci di essere nel posto giusto.

Io ho invaso Ivrea il secondo giorno, venerdì 2 Giugno, perciò non posso parlare per gli altri giorni, ma se tanto mi da tanto sicuramente il week-end sarà stato davvero molto denso. Anche se da poco avevo dato fondo al mio budget per i libri durante il Salone di Torino, mi sono comunque concesso l’ultimo titolo di Starnone, anche perchè lui era li che lo firmava, e io ne ho approfittato 😀 Oltre a questo libro ho preso solo un paio di gadgets, una t-shirt un paio di borse e una splendida tazza! Sono stato parsimonioso, dai! Avrei voluto acquistare anche i libri dei quattro esordienti dell’incontro a cui ho presenziato nel pomeriggio ma ce l’ho fatta a resistere 😀 L’incontro però l’ho filmato e ve lo propongo qui sotto, è davvero molto interessante! Scusate se la telecamera in certi momenti “balla” un po’, ma fattori esterni disturbavano la mia postazione 😀

Da questa mia presenza alla Grande Invasione sono tornato a casa con una certezza assoluta: Il prossimo anno invaderò di nuovo la città! Grazie alla città di Ivrea, grazie alla SUR che organizza il festival e grazie a tutti quelli che ci sono stati! Gli eventi come questo fanno del bene all’Italia e alle persone, dai bambini agli anziani. A tutti! Alla prossima e buone letture 🙂

 

 

Premio Strega 2017 – Annunciati i 5 finalisti

Ebbene si, sono appena stati annunciati i 5 finalisti del Premio Strega 2017! Durante la diretta streaming sul sito RAI Cultura.

Dalla votazione dei 660 giurati, tra i quali figuravano oltre ai 400 Amici della Domenica, anche selezionati lettori forti, traduttori, intellettuali, studiosi, anche da istituti italiani all’estero, è emersa la seguente classifica:

1 – Paolo Cognetti “Le otto montagne”  voti 281

2 – Teresa Ciabatti “La più amata” voti 177

3 – Wanda Marasco “La compagnia delle anime finte” voti 175

4 – Alberto RolloUn’educazione milanese” voti 160

5 – Matteo Nucci “E’ giusto obbedire alla notte”  voti 158

Ricordo anche i 7 esclusi dalla cinquina finalista:

Chiara Marchelli “Le notti blu” 125 voti
Ferruccio Parazzoli “Amici per paura” 122 voti
Marco Ferrante “Gin tonic a occhi chiusi” 111 voti
Marco Rossari “Le cento vite di Nemesio” 100 voti
Nicola Ravera Rafele “Il senso della lotta” 96 voti

Monaldi&Sorti “Malaparte. Morte come me” 74 voti
Vanni Santoni “La stanza profonda” 62 voti

Saranno dunque Paolo Cognetti, Teresa Ciabatti, Wanda Marasco, Alberto Rollo e Matteo Nucci a giocarsi ora il Premio nelle prossime settimane, “duellando” anche a colpi di interviste e incontri vari.
L’assegnazione dello Strega avrà luogo presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma.

Nell’attesa, continuiamo a leggere! 🙂
E voi, quale preferite? Avete letto qualcuno dei candidati?

 

Paolo Cognetti è il vincitore del quarto Premio Strega Giovani

Paolo Cognetti è il vincitore del Premio Strega Giovani 2017 con il suo romanzo “Le otto montagne” di cui vi ho parlato diffusamente qui sul blog (qui e anche qui)

Quindi ora devo ammettere che sarà dura per lui vincere anche il Premio Strega (quello principale) e che forse la Ciabatti adesso non ha più rivali… Statisticamente infatti mai nessun vincitore del Premio Strega Giovani si è poi aggiudicato il premio principale. E’ vero che le edizioni del “Giovani” sono ancora poche (quattro), però un’indicazione ce la danno…

Comunque questa sera, ore 20,30 in diretta streaming su www.cultura.rai.it/live, verranno annunciati i 5 finalisti. Tutte le informazioni sul link ufficiale qui sotto. Buona giornata e buone letture a tutti! 🙂

http://premiostrega.it/PSG/

Le otto montagne (Paolo Cognetti)

Intimista, povero e genuino. Povero non di contenuti ma di orpelli, povero nell’accezione più positiva che possa avere questo termine il più delle volte visto in maniera negativa e triste. Una storia d’altri tempi che però vive ai nostri, il racconto di un’amicizia vera, troppo vera per servirsi sempre di parole e di scuse. Basta il silenzio a volte, lo star vicini, uno sguardo. Un libro che dall’alto dei monti, dalla essenzialità della vita di persone semplici, guarda dall’alto al basso la frenetica città, lo stress e l’ansia dell’uomo moderno, ma non con fare altezzoso o presuntuoso, ma con compassione e tenerezza. Il concetto di semplicità di vita, della felicità di avere poco e con quel poco di vivere bene, è stato espresso, tra gli altri, recentemente da Mauro Corona in molti dei suoi libri, ed io ho sempre apprezzato il suo pensiero che qui ritrovo in un racconto trasversale che mette in luce le differenze di due mondi e dei personaggi che li popolano; differenze che poi sono tali solo per con convenzione, ma che se ben si scava a fondo, si ritrovano in questo caso due uomini molto simili tra loro, due facce della stessa medaglia.

Cognetti è bravo a mettere in evidenza queste similitudini, e dirige con maestria il sentiero che conduce verso il finale inevitabile di una storia che nel corso di 200 pagine ci fa ridere, arrabbiare a volte, piangere, emozionare, ancora ridere e ancora piangere. Un po’ come la vita in fondo, da dove la si guardi, da sopra o da sotto.

E’ la storia di Bruno e Pietro, i due protagonisti insieme al padre di Pietro, protagonista secondario della vicenda, e della loro amicizia, da bambini fino all’età adulta. Della passione per la montagna, innata in Bruno, imparata e coltivata in Pietro, ragazzo di città che ogni estate si reca con la sua famiglia sui monti. Della loro crescita, della loro vita che li mette alla prova e che li porterà a percorrere strade diverse ma che, inevitabilmente, li farà ricongiungere, sempre allo stesso punto di partenza. Sempre sulle stesse montagne. Un romanzo di formazione che in poche pagine riesce davvero a farci emozionare e soprattutto meditare. Meditare su chi dei due “abbia ragione”, in senso metaforico. Se vive meglio l’uomo che è sceso dai monti per cercare la “civiltà” delle grandi città oppure chi sui monti ci è restato e continua a trascorrere una vita il cui tempo è scandito solo dal cambio delle stagioni, dal ciclo della luna e dalla neve che fiocca sulle vette.

Di Cognetti avevo letto il suo più famoso “Sofia si veste sempre di nero” amandolo, e un’altra raccolta di racconti dal titolo “Una cosa piccola che sta per esplodere” amandolo una seconda volta. Qui l’autore si cimenta nella prima prova sulla “lunga distanza”, dimostrandosi maturo e capace anche in questo ambito. Il libro è candidato al Premio Strega e, al di là di ogni supposizione sulla candidatura, secondo me se lo merita veramente. Ho incontrato l’autore per un incontro proprio dedicato a questo libro e potete leggere l’articolo e vedere il video a questo link: [Paolo Cognetti presenta “Le otto montagne“]

Superfluo da parte mia ogni ulteriore approfondimento sulla trama, la storia è da leggere e scoprire con i propri sensi. Camminando con Bruno e Pietro sui sentieri di montagna, arrampicando con loro le vette del Monte Rosa, mungendo vacche o riparando il tetto di un rifugio sperduto sopra i 2000. Al loro fianco, scoprendo le loro vite e i loro destini. Fate quest’esperienza, non ve ne pentirete.

Alla prossima e buone letture!

Oltre il Confine, Oltre il Salone – Il mio Salone Internazionale del Libro di Torino (#SalTo30)

Anche quest’anno è finito. Anche quest’anno i 5 giorni più importanti per chi si interessa di libri a 360° sono terminati. Lettori, scrittori, giornalisti, blogger, editori, e tante altre figure che nel mondo dei libri vivono quotidianamente, hanno lasciato il terreno del Lingotto dando le spalle alle luci spente sui tavoli che si stavano svuotando. 30 edizioni, trenta. E quest’anno il Salone ha avuto un asso nella manica, anzi, un Jolly. Nicola Lagioia. Carta vincente a tutto tondo. Il direttore del Salone ha portato una sferzata di novità, ha abbassato i prezzi del plateatico per gli espositori permettendo a molte più case editrici di presentarsi, e ha sfidato a viso aperto la fiera meneghina che, ormai possiamo dirlo senza timori di smentite, ha perso su tutto il campo. Ha perso sul numero di partecipanti (un abisso il divario: 60.796 contro i 140.746 del Salone), sulle vendite, sugli espositori ma soprattutto, e questo lo dico con immensa gioia, ha perso sulla qualità.

Sarò polemico ma io non ho sentito la mancanza di Mondadori e di tutti i suoi satelliti. Rizzoli, Adelphi, Einaudi, Piemme ecc… Non ne avevo bisogno. Va bene così, anzi, va meglio. Il pubblico consapevole di queste “grandi assenze” ha scelto la qualità delle edizioni indipendenti, di chi questo lavoro lo fa per passione prima di tutto, prima delle classifiche, delle vendite e dei premi letterari (che tanto non vincerà mai perchè poco importante). Lungi da me fare di tutta l’erba un fascio, ma il pubblico ha scelto i libri, quelli veri, quelli con la L maiuscola. I libri di qualità. E’ un dato di fatto e mi sento in dovere di farlo presente. Oltretutto la cosa mi da grandi aspettative per un futuro sempre più indipendente e consapevole! Ma adesso basta polemiche e passiamo alla mia esperienza personale del salone 🙂

Ho presenziato il giorno di Venerdì, di solito quello “migliore”, non troppo affollato come nel week-end, ma nemmeno l’incognita del primo/ultimo, direi un ottimo compromesso. Se non siete mai andati vi consiglio di utilizzare questo giorno il prossimo anno. Ora, non voglio fare come gli scorsi anni in cui facevo un resoconto “minuto per minuto” della mia giornata, ma preferisco focalizzarmi sulle esperienze e le sensazioni. Iniziamo con gli incontri; avrei voluto presenziare a quattro incontri, ma sono riuscito per motivi di tempo a vederne solamente tre. Ho visto Mauro Corona in un incontro con Tommaso Strambi , Marcello Simoni in un incontro dal titolo “Consigli per aspiranti scrittori” e per finire lo scrittore indiano Amitav Ghosh. Ho fatto dei video di questi incontri e vorrei mostrarveli dettagliando i contenuti qui di seguito.


Ore 12:30 – Mauro Corona dialoga con Tommaso Strambi, autore di Vite Deragliate

Tommaso Strambi non era un nome a me noto, ammetto l’ignoranza, approfondendo si tratta di un giornalista e scrittore che in questo suo ultimo lavoro ha raccolto la testimonianza di svariati personaggi tutti rinchiusi in carcere per qualche ragione e li ha narrati a mo’ di racconti. A quanto ho capito dall’incontro pare un lavoro molto interessante. Mauro Corona ne faceva da testimonial, in quanto la sua vita è stata in qualche modo accostata al termine “deragliamento”, ma lo capirete meglio ascoltando il video, ed era li a dare la sua testimonianza oltre che a spingere il titolo. Purtroppo non ho sentito molto parlare l’autore, Mauro ha quasi completamente monopolizzato il tempo a disposizione divagando come fa sempre, e io sono arrivato ad incontro già iniziato, ma ciò che ne è venuto fuori è comunque interessante e degno di nota. Poi a me Mauro Corona piace indipendentemente, quindi ho apprezzato 🙂 Ecco il video:


Ore 15:30 – Consigli d’autore per aspiranti scrittori
Marcello Simoni, autore di best-sellers per Newton Compton (tutti avrete sentito o visto titoli quali “Il mercante di libri maledetti” o la trilogia Codice Millenarius Saga che inizia col suo titolo più famoso “L’Abazzia dei cento peccati“) era li per “svelare il segreto per costruire un romanzo di successo”. Ora, non è che avesse una bacchetta magica o una sfera di cristallo, ma l’incontro è stato comunque interessante per chi come me cerca ogni tanto anche di scrivere qualcosa… Ok, prima o poi vi farò leggere 😀 Intanto questo è il video dell’incontro con Simoni.


Ore 17:00 – Il cambiamento climatico e l’impensabile
Qui si faceva sul serio con uno scrittore di fama mondiale, forse il più grande scrittore indiano vivente. Sto parlando di Amitav Ghosh. Parlano chiaro le telecamere di Rai 2, posizionate per l’occasione al fianco del palco da cui l’autore ha tenuto una lectio magistralis sui cambiamenti climatici, in occasione della pubblicazione di “La grande cecità”, suo ultimo lavoro, un saggio sul destino dell’umanità, una riflessione acuta sui cambiamenti climatici e le catastrofi che questi portano e, purtroppo, potrebbero portare in un futuro non troppo remoto… Molto interessante, purtroppo era completamente in inglese e senza traduzione (c’erano per chi voleva degli auricolari in dotazione all’ingresso), e io ero parecchio lontano, e non ho potuto fare di meglio nemmeno col video. Ritengo comunque sia meritevole di mostrarvelo, se non altro per i contenuti e per l’importanza dell’autore. Scusate ancora per la qualità non eccelsa.


Il mio bottino del Salone

Passiamo ora al momento saliente della questione: il mio bottino del Salone 😀
Principalmente mi sono focalizzato soprattutto su una lista di editori che mi ero già preparata prima da casa. Ecco un altro consiglio che vi do, preparatevi prima, organizzatevi e pianificate, altrimenti rischierete di girare senza meta per ore non riuscendo a cavare un ragno da un buco! Quest’anno ho solamente visitato senza acquistare il bellissimo stand della Minimum Fax, sempre pieno di libri magnifici (tra l’altro hanno appena lanciato la nuova veste grafica dei loro titoli, che ne pensate?), ma siccome lo scorso anno mi ero focalizzato più sul loro catalogo, ho scelto di investire altrove. Peccato anche per la Iperborea, anche qui avrei comprato un paio di libri molto volentieri, ma i prezzi sono davvero alti e gli sconti inesistenti… Onestamente comprare 3 libri (costo medio 17 euro) per avere in omaggio 3 Ceres Norden non era proprio il mio obiettivo. Peccato davvero, perchè Iperborea ha un catalogo fantastico, ma purtroppo senza incentivi non me la sono sentita.

Il primo acquisto l’ho fatto nemmeno 10 minuti dopo avere messo piede sul terreno del Salone, complice l’incontro con Andrea Pennywise di fronte stand della Edicola Ediciones. Parliamo di Nona Fernández. Il suo nome me l’ero già appuntato, ma non avevo programmato un acquisto al Salone; poi vabbè, sono cose che capitano 😀 Gentilissima la ragazza allo stand mi ha anche fatto un piccolo sconto, quindi non potevo proprio rifiutare! Il libro in questione è “Chilean Electric”, tra l’altro l’ho già letto e ve ne parlerò a brevissimo in un altro post. Non perdetevelo 😛

Dopo aver consumato un veloce pranzo (panino e coca cola) seduto per terra come di consueto – e della mancanza di qualsiasi sedia/panchina/sgabello ormai ne abbiamo già parlato diffusamente le precedenti occasioni – continuo ad alleggerire il portafoglio con un acquisto multiplo allo stand della Marcos y Marcos, fantastica casa editrice dal catalogo sempre più interessante. Acquisto per curiosità un titolo di due autori russi che cattura subito la mia attenzione, trattasi di “Picnic sul ciglio della strada – Stalker” di Arkadi e Boris Strugatzki, fratelli, autori di questo libro dalla trama assurda e fantascientifica (date un’occhiata sulla rete) che, naturalmente, mi ha subito affascinato! Preso questo insieme alle raccolte di racconti “Le formiche” del francese Boris Vian (era in wishlist) e “E’ ricca, la sposo e l’ammazzo” dell’americano Jack Ritchie che ho già iniziato a leggere (e mi sta piacendo un sacco! folle, ironico e spietato, ma avremo modo di parlarne 😉 ) Anche in questo stand sono stati molto gentili, visto che prendevo tre libri mi sono venuti incontro con uno sconticino 🙂 Grazie ragazzi!!!

Da collana delle Edizioni Clichy a vera e propria entità autonoma, nasce la Edizioni Black Coffee, piccolissima (per ora) casa editrice che si occupa di stampare titoli di autori americani poco noti ma di grande interesse, con particolare attenzione verso i racconti. Solo 3 i titoli in catalogo, ma mi faccio attirare da “Happy hour” di Mary Miller, un titolo che all’apparenza parrebbe “per signore” mentre la ragazza dello stand me lo descrive in tutt’altro modo. Quindi decido di fidarmi e di acquistarlo. Poi con in omaggio la borsa, il segnalibro e due spille, come rifiutare!!! (una spilla non è in foto perchè si è subito attaccata alla tracolla del mio borsello 😛 ) Grazie Black Coffee e alla prossima!!!

Un acquisto veloce lo faccio anche allo stand della Gorilla Sapiens Edizioni, un’altra piccolissima realtà che mi ha sempre attirato ma da cui però, per un motivo o per l’altro, non ho mai acquistato niente. Anche quest’anno erano parecchi i titoli esposti che mi interessavano, ma visto che avevo pianificato ancora un paio di acquisti “di peso” e il mio portafoglio pesava invece sempre meno, mi sono aggiudicato solo un titolo in mega-offerta a 5 € (a questo prezzo lasciarlo la sarebbe stato un crimine punibile dalla legge immagino), il titolo è “Tanti modi per fuggire da una città” di Stefano Casacca. Parrebbe una raccolta di racconti intrecciati o in qualche modo collegati tra di loro per via dei personaggi che si ripresentano. Bene, speriamo sia una interessante scoperta!

Lo scorso anno avevo acquistato un libro di un’autrice tedesca, tale Sibylle Lewitscharoff, il libro era “Blumemberg”, e mi aveva piacevolmente colpito, anche se si era rivelata una lettura ricca di citazioni, densa di significati nascosti e che credo di dover rileggere almeno un’altra volta per coglierne ulteriori aspetti che sicuramente mi sono sfuggiti. Quel libro era edito dalla Del Vecchio Editore, stand che volevo assolutamente visitare perchè anche qui ci troviamo di fronte un catalogo di tutto rispetto. Dopo la difficoltà nel rintracciarlo (lo stand non aveva il cartello con le indicazioni lettera-numero come tutti gli altri!) mi immergo in una interessante chiacchierata con il ragazzo della Del Vecchio che, oltre al titolo che mi ero prefissato di acquistare, ovvero “Storie strane” di Villy Sørensen, mi convince (per la verità ci è voluto molto poco…) ad acquistare anche “I mondi reali” di Abelardo Castillo, autore tra l’altro mancato proprio qualche giorno prima del Salone. Sono due raccolte di racconti, entrambi della collana “formebrevi”, dalle quali mi aspetto tantissimo e che non vedo l’ora di affrontare! Vi farò sapere spero a breve 🙂

Veniamo agli ultimi due acquisti del giorno. Il primo è stato il libro di Amitav Ghosh, “La grande cecità” perchè non potevo non farlo. Innanzitutto perchè mi piace molto l’autore, poi perchè trovo molto interessante il tema trattato e sono curioso di capire in che modo è stato sviscerato in questa sorta di saggio. E poi su, dopo aver visto l’autore e con l’opportunità di stringergli la mano, fare una foto e farmi autografare il volume, anche se la Neri Pozza non mi ha scontato nemmeno un centesimo, come avrei potuto resistere? L’ho fatto per una buona causa in fondo 😀

E ultimo ma non ultimo il libro di cui molti stanno parlando: “Challenger” dello spagnolo Guillem López. Libro allucinante e prevedo molto, molto disturbante. Una serie di 73 racconti intrecciati e folgoranti, uno per ognuno dei 73 secondi trascorsi dal momento del lancio dello Shuttle Challenger prima di esplodere in aria. Proprio una cosuccia da niente! Se volete altre info cercate sul sito ufficiale della Eris Edizioni, io ve ne parlerò dopo averlo letto e metabolizzato 😀

Ecco lo sapevo! Alla fine non ho resistito e ho scritto di nuovo un post lunghissimo… Scusatemi ma almeno una volta all’anno lo devo fare, quindi scusate se vi ho tediato o se qualche volta ho chiacchierato in maniera sconclusionata, ma quando c’è tanta emozione capita 😛

Ho chiuso a quota 10 titoli, cifra tonda, quest’anno me lo sono proprio goduto fino in fondo! 8 ore e qualche minuto di parcheggio, da mattina a sera! Ho visto eventi interessanti e incontrato persone speciali, ho fatto quattro chiacchiere con espositori, editori, traduttori e anche con semplici avventori, e come al solito ne sono uscito più “arricchito” ma in fondo un po’ triste… Triste perchè consapevole di dover aspettare adesso altri 365 giorni per poterci riandare… Un po’ come un bambino dopo aver scartato l’ultimo pacchetto sotto l’albero di Natale…

Chiudo con l’ennesimo grande ringraziamento / complimento a Nicola Lagioia per questa splendida edizione che è riuscito a mettere in piedi! Che continui così e cresca sempre di più anno dopo anno, così come mi ha scritto Guillem López nella dedica sul suo libro io lo auguro al Salone: “As astra per aspera!”, ma con poche “aspera” e tanti “astra”! 😀

Ci rivediamo l’anno prossimo Salone e GRAZIE!
E noi invece ci rivediamo a breve alla Grande Invasione a Ivrea! Non mancate eh!!! 😉

Buone letture a tutti!

 

Salone del Libro – #SalTo30 ai posti di partenza!

Ormai ci siamo, lo si capisce dai tweet che aumentano esponenzialmente, gli hashtag che impazzano e i post su Facebook che ormai non si contano più! Anche quest’anno dovrei riuscire a partecipare il Venerdì, e quindi, avendo solo un giorno purtroppo da poter dedicare all’evento, devo condensare tutto in poche ore; appuntamenti con gli autori e visita agli stand… Come fare? Senza una macchina del tempo intendo… Occorre pianificare, questa è la parola magica! Quindi, programma alla mano, spulciamo gli eventi interessanti del Venerdì…

Gli eventi interessanti sono tanti, tantissimi, e mi piacerebbe averne almeno un assaggio di tutti, ma non si può. Saranno oltre 100 solo nella giornata di Venerdì! Quindi scegliamo i più interessanti, per il sottoscritto ovviamente…

Ore 12,30 : Mauro Corona dialoga con Tommaso Strambi autore di “Vite deragliate”

Non conosco Tommaso Strambi ma mi piace molto Corona, quindi penso che a questo evento un giro lo farò, poi vedo come va e deciderò se fermarmi tutta l’ora o se dedicare tempo ad altro…

Ore 14,30 : Il verbo leggere – Incontro con Daniel Pennac

Qui un giro lo si fa per forza. Pennac è un autore di caratura internazionale e sentirlo parlare di “educazione alla lettura” credo sia un appuntamento imperdibile per tutti. Tra l’altro Pennac fa altri 2 interventi se non sbaglio lo stesso giorno, ad altri orari e con altri obiettivi, ma quello per me più interessante è senz’altro questo.

Ore 15,30 :  Consigli d’autore per aspiranti scrittori

Nell’area BookStock Village un incontro a cui mi piacerebbe partecipare. Ammetto, mi interessa l’argomento, da sempre, quindi perchè no? Chissà che sia la volta buona 😀

Ore 17,00 :  Il cambiamento climatico e l’impensabile – Amitav Ghosh

Questo incontro è quello che mi incuriosisce di più. Ho conosciuto lo scrittore indiano da poco grazie al bellissimo “Il palazzo degli specchi” di cui vi ho parlato poco tempo fa, e me ne sono innamorato. Questo è un contesto un po’ differente, infatti si parla di cambiamenti climatici e del futuro dell’uomo e soprattutto del pianeta, in occasione dell’uscita del suo nuovo libro-saggio per Neri Pozza sull’argomento che si intitola “La grande cecità”, quindi non ce lo possiamo proprio perdere!

E poi ci sarebbe Baricco che dialoga con Jan Brokken alle 17,30, autore di un recente romanzo, “Il giardino dei cosacchi”, in cui uno dei protagonisti è un certo Dostoevskij, e Sepúlveda alle 18,30 e poi mille e mille altre cose… Ma il tempo è poco, gli stand tanti e i libri da vedere pure! Spero di riuscire a mantenere questa tabella di marcia e comunque… Vi faremo sapere 😉

 

Paolo Cognetti presenta “Le otto montagne”

Sabato sera sono stato nuovamente alla libreria Le Notti Bianche di Vigevano per presenziare all’incontro con Paolo Cognetti in cui l’autore ci raccontava il suo ultimo libro “Le otto montagne”, riportato in auge, a 6 mesi ormai dalla pubblicazione, dalla candidatura al Premio Strega 2017. L’autore è stato introdotto e intervistato dalla bravissima e simpaticissima Ilenia Zodiaco che voglio ringraziare per la bella serata che è stata tale anche grazie a lei 🙂

Conoscevo Paolo solo per i suoi racconti (tra gli altri “Sofia si veste sempre di nero”, il suo punto più alto), e devo dire che dopo questo incontro sono molto incuriosito da questa sua nuova prova letteraria, che inizierò ad affrontare subito dopo il libro che sto finendo… Quindi bando alle ciance e gustatevi ora senza indugio il video integrale senza censure! 😀

Il palazzo degli specchi (Amitav Ghosh)

Ho comprato questo libro per curiosità. Ero al Salone del Libro dello scorso anno (2016) e stavo esaminando i titoli “Beat”, collana economica della Neri Pozza, che erano in offerta al 20%. Ricordo di averne scelti un paio e di avere ricevuto anche i complimenti della ragazza dello stand per la scelta. Uno di questi era proprio il libro di cui vi voglio parlare. Mi ha attirato la bellissima copertina e poi anche l’autore: non ho mai letto niente di autori Indiani, quindi era per me una scoperta, una novità. Certo, il libro non era proprio mingherlino, e infatti ne ho rimandato la lettura per diversi mesi, ma quando mi sono deciso ad affrontare le sue 640 pagine, mi sono accorto che scorrevano via lisce come l’olio!

La vicenda attraversa oltre 100 anni di storia, dalla fine del 1800 alla fine del 1900 circa, passando per due guerre mondiali, la fine di una monarchia, quella di Birmania, e l’esilio dei suoi reali per mano dei colonizzatori inglesi, e riguarda perlopiù le vicende di una famiglia, o meglio di una persona e di tutte le persone, familiari e non, che gli ruotano intorno durante la sua vita. Rajkumar, giovane garzone indiano impiegato a bordo di un sampan (una sorta di chiatta che trasporta e commercia materiale vario attraverso i fiumi di India e Birmania), sbarca durante una sosta per una riparazione del sampan e si spinge all’interno nella città di Mandalay, capitale del regno di Birmania e sede del palazzo reale, chiamato dal popolo “Palazzo degli specchi” per via degli specchi posti sui soffitti e le pareti rivestite di cristalli lucenti. Trova lavoro come garzone in un piccolo chiosco dove i locali si fermano a mangiare qualcosa in strada. E’ proprio il periodo della colonizzazione della Birmania da parte dell’esercito Inglese. Da qui in avanti ha vita una delle più straordinarie avventure che ho potuto leggere negli ultimi tempi.

Una storia di amore, passione, tragedia, rivolta, guerra, amicizia, fratellanza, dovere, gloria e morte. Tutto. Leggendo questo libro ho imparato a conoscere un angolo di mondo che conoscevo solo superficialmente, a conoscerne la storia, la geografia e le usanze. Ghosh riesce a cesellare in maniera perfetta un intricato arabesco di colori, profumi, sensazioni, che attraversa appunto un intero secolo, mettendo il lettore in condizione di percepire un mondo a lui lontano e quasi sconosciuto, come nel mio caso, in maniera chiara e del tutto naturale. Rajkumar è solo il fulcro che serve per dare il la alla storia, ma la storia vive di vita propria e ben presto vi accorgerete che non esiste un vero protagonista, ma tutti hanno lo spazio che si meritano. Incontrerete personaggi di tutti i ceti sociali, dai più poveri lavoranti delle piantagioni di caucciù, ai più abbienti mercanti, dalle donne di corte alla famiglia reale, dai diplomatici ai militari indiani e inglesi. Se avete poca memoria quando si tratta di dover “gestire” molti personaggi (come nel caso di “Cent’anni di solitudine” di Garcia Marquez, tanto per capirci), allora vi consiglio di leggere il libro e nel frattempo annotarvi su un foglio i vari nomi e parentele, altrimenti arriverete alla fine un po’ confusi su chi è parente di chi e come. Ma è solo un piccolo dettaglio, potete godervi la storia anche senza prendere appunti.

Un libro che non si dimentica, una storia che resta in mente e sono certo resterà anche nel tempo. Una lettura che consiglio a chi ama le storie familiari e i romanzi storici allo stesso tempo, perché qui si racconta davvero la storia di una nazione e del suo periodo storico più delicato forse. Ghosh da una prova di bravura invidiabile, non per altro è considerato uno dei più grandi scrittori indiani, e, per la cronaca, mi sono già procurato un altro suo titolo 😉

Buona lettura a tutti!