Le otto montagne (Paolo Cognetti)

Intimista, povero e genuino. Povero non di contenuti ma di orpelli, povero nell’accezione più positiva che possa avere questo termine il più delle volte visto in maniera negativa e triste. Una storia d’altri tempi che però vive ai nostri, il racconto di un’amicizia vera, troppo vera per servirsi sempre di parole e di scuse. Basta il silenzio a volte, lo star vicini, uno sguardo. Un libro che dall’alto dei monti, dalla essenzialità della vita di persone semplici, guarda dall’alto al basso la frenetica città, lo stress e l’ansia dell’uomo moderno, ma non con fare altezzoso o presuntuoso, ma con compassione e tenerezza. Il concetto di semplicità di vita, della felicità di avere poco e con quel poco di vivere bene, è stato espresso, tra gli altri, recentemente da Mauro Corona in molti dei suoi libri, ed io ho sempre apprezzato il suo pensiero che qui ritrovo in un racconto trasversale che mette in luce le differenze di due mondi e dei personaggi che li popolano; differenze che poi sono tali solo per con convenzione, ma che se ben si scava a fondo, si ritrovano in questo caso due uomini molto simili tra loro, due facce della stessa medaglia.

Cognetti è bravo a mettere in evidenza queste similitudini, e dirige con maestria il sentiero che conduce verso il finale inevitabile di una storia che nel corso di 200 pagine ci fa ridere, arrabbiare a volte, piangere, emozionare, ancora ridere e ancora piangere. Un po’ come la vita in fondo, da dove la si guardi, da sopra o da sotto.

E’ la storia di Bruno e Pietro, i due protagonisti insieme al padre di Pietro, protagonista secondario della vicenda, e della loro amicizia, da bambini fino all’età adulta. Della passione per la montagna, innata in Bruno, imparata e coltivata in Pietro, ragazzo di città che ogni estate si reca con la sua famiglia sui monti. Della loro crescita, della loro vita che li mette alla prova e che li porterà a percorrere strade diverse ma che, inevitabilmente, li farà ricongiungere, sempre allo stesso punto di partenza. Sempre sulle stesse montagne. Un romanzo di formazione che in poche pagine riesce davvero a farci emozionare e soprattutto meditare. Meditare su chi dei due “abbia ragione”, in senso metaforico. Se vive meglio l’uomo che è sceso dai monti per cercare la “civiltà” delle grandi città oppure chi sui monti ci è restato e continua a trascorrere una vita il cui tempo è scandito solo dal cambio delle stagioni, dal ciclo della luna e dalla neve che fiocca sulle vette.

Di Cognetti avevo letto il suo più famoso “Sofia si veste sempre di nero” amandolo, e un’altra raccolta di racconti dal titolo “Una cosa piccola che sta per esplodere” amandolo una seconda volta. Qui l’autore si cimenta nella prima prova sulla “lunga distanza”, dimostrandosi maturo e capace anche in questo ambito. Il libro è candidato al Premio Strega e, al di là di ogni supposizione sulla candidatura, secondo me se lo merita veramente. Ho incontrato l’autore per un incontro proprio dedicato a questo libro e potete leggere l’articolo e vedere il video a questo link: [Paolo Cognetti presenta “Le otto montagne“]

Superfluo da parte mia ogni ulteriore approfondimento sulla trama, la storia è da leggere e scoprire con i propri sensi. Camminando con Bruno e Pietro sui sentieri di montagna, arrampicando con loro le vette del Monte Rosa, mungendo vacche o riparando il tetto di un rifugio sperduto sopra i 2000. Al loro fianco, scoprendo le loro vite e i loro destini. Fate quest’esperienza, non ve ne pentirete.

Alla prossima e buone letture!

2 thoughts on “Le otto montagne (Paolo Cognetti)

  1. Bell’articolo! E’ un libro che volevo leggere già da un po’ ma devo dire che dopo avere letto la tua recensione sono ancora più convinta 🙂

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