Vai al contenuto

(brossura, 192 pag., 18€, Mondadori)

Quando alcuni anni fa lessi "La pelle dell'orso" di Matteo Righetto (recensione qui), ne rimasi folgorato! Dentro di me pensai "Cavolo, dovrebbero farne un film!" ed infatti nel 2016 il film effettivamente uscì. Perchè sono un indovino? No, perchè quel libro era splendido, quelle pagine erano capaci di toccare l'anima del lettore, di accompagnarlo per mano attraverso le montagne del Friuli, alla caccia di un possente orso; una storia familiare tragica, un rapporto padre-figlio commovente, un finale devastante. Era "facile" prevedere che quel libro avrebbe per lo meno fatto parlare di sè.

A distanza di anni torno a leggere Matteo Righetto con questo "L'anima della frontiera", primo libro di una trilogia (il secondo "L'ultima patria" è uscito a breve e spero di parlarvene presto), ambientato ancora una volta nelle sue care Dolomiti, dove a Nevada, paese dal nome emblematico che fa avvicinare da subito all'immaginario che l'autore ha voluto calare questa volta tra le sue pagine, vive la famiglia De Boer (da leggere De Boér), il padre Augusto, la madre Agnese, e i tre figli Jole, Antonia e Sergio. Famiglia disgraziata, condannata a sopravvivere con il poco guadagno ricavato dalle piantagioni di tabacco, rigorosamente controllate e pesate grammo al grammo dallo Stato, e il durissimo lavoro che ne deriva per tutti. Augusto però non ci sta, e poco alla volta inizia a nascondere un po' di quel tabacco fino a quando, raggiunta la stagione autunnale, prende il suo mulo Ettore, lo carica di tutto il tabacco "sottratto" al Regio Monopolio e intraprende un viaggio fino oltre la frontiera austriaca per contrabbandarlo con altri beni per poter dare una vita più dignitosa alla sua famiglia.

Quello che succede dopo non lo racconterò, vi leverei il gusto di scoprirlo da voi; vi dico solo che la trama si sviluppa e cresce di intensità; Augusto intraprenderà questo lungo e pericoloso viaggio più di una volta, dapprima solo e poi accompagnato dalla figlia più grande, Jole, che insieme a lui porterà il pregiato tabacco oltre confine per smerciarlo con i contrabbandieri austriaci. Ci sono parti drammatiche, di disperazione; parti eroiche, avventurose e parti intense, profonde, di crescita e formazione. La prosa di Righetto scorre limpida come un torrente di montagna, a volte un rivolo lieve che accarezza dolcemente, a volte una scrosciante piena capace di trascinare il lettore senza sosta per pagine e pagine. E così come l'avevo apprezzato nel già citato "La pelle dell'orso", così l'ho apprezzato questa volta, confermando e anzi accrescendo la mia stima per questo giovane scrittore.

Ho avuto anche il piacere di assistere ad un incontro con lui e Mauro Corona l'anno scorso al Salone del Libro (video qui) e di farci anche due parole, e oltre ad un bravo scrittore posso affermare anche che si tratta di una persona umile e disponibile. Pertanto non fatevi pregare, dategli una chance, perchè se la merita davvero. Se poi siete amanti della montagna, dei paesaggi che questa rappresenta e delle sue storie, non potete proprio ignorarlo!

Buona lettura 🙂