La compagnia delle anime finte (Wanda Marasco)

Continua il mio viaggio attraverso i libri che hanno partecipato quest’anno al Premio Strega, con la terza classificata, Wanda Marasco, e il suo La compagnia delle anime finte, edito da Neri Pozza. E’ la storia della famiglia di Vincenzina Umbriello, raccontata dalla figlia Rosa, immaginata per lo più, al capezzale della madre morta. Una vita povera, di sofferenze e privazioni, umiliazioni e rimorsi, vissuta in una Napoli in bianco e nero, nei rioni poveri del primo dopoguerra, tra stretti vicoli, muretti, cantine e terrazze. Dalla nascita alla morte, è la storia di una donna forte e determinata, che vivrà purtroppo una vita ingombra di ombre e tragedie e piuttosto estranea alle soddisfazioni e alle gioie, fin da bambina incontrerà la morte e la malattia come compagne di viaggio e imparerà presto ad essere adulta, grazie alle esperienze e all’amicizia non sempre limpida di Annarella.

La storia della famiglia Umbriello si intreccerà con la ben più agiata famiglia Maiorana quando per caso Vincenzina incontrerà Rafele (Raffaele), l’uomo che diventerà suo marito nonostante le opposizioni della famiglia di lui. Le storie dei componenti delle due famiglie si intrecceranno più volte, verranno narrate singolarmente, a volte quasi come racconti a parte, ma saranno lo sfondo di un unico dipinto generale. Una storia di vita profonda e struggente, con i suoi risvolti neri e le sofferenze tipiche anche del periodo storico e della zona geografica, narrato in maniera sublime da una poetessa, alternando un dialetto napoletano (comprensibilissimo) ad un Italiano con la “I” maiuscola.

Non è mia abitudine fare “spoiler” o approfondire troppo la trama, per il semplice motivo che sono io il primo a non amare certe cose in un libro che vorrei leggere. Ci sono decine di personaggi e di storie qui dentro, storie che fanno male, che raschiano dentro come uno scalpello, inquietudini, malattie fisiche e mentali, disperazione e abbandoni. Cupo e pesante seppure breve, si legge che è un piacere nonostante la complessità di certi passaggi e l’intrico di certe frasi. Un altro libro italiano di grande spessore, alla faccia di chi cerca sempre il più sconosciuto autore straniero…

Non lo consiglio a tutti, ma solo a chi vuole cogliere la struggente normalità di un vivere senza orizzonte.

E’ giusto obbedire alla notte (Matteo Nucci)

Ai margini della Città Eterna, a pochi chilometri dal centro di Roma, lungo una parte del Tevere in ombra, marcia, maleodorante, vivono anime appartate, fuori dal tempo e dal mondo, disadattati ed emarginati ai nostri occhi, leggeri e liberi nei loro cuori. La storia che ci racconta Matteo Nucci si svolge qui, sulla chiatta ormeggiata sul fiume romano, che fa da trattoria, l’Anaconda, tra baracche di lamiera, barchette a motore di vecchi anguillari, tra il tubo di una fognatura mai terminata, utilizzata come abitazione, campi rom e prostitute. Una discesa verso il basso, verso l’abisso della disperazione, per riemergere e rinascere a vita nuova. Una storia terribile e tragica quanto verosimile. La storia di un uomo che dalla vita ha avuto il peggio ma che non si è arreso, mai, fino alla fine, fino alla purificatrice transizione passando per le latrine dell’umanità.

Il dottore, così lo chiamano lungo il Tevere, Ippolito Snell, marito e padre, archeologo, collega e amico rispettabile, pezzo a pezzo perde tutto quello che ha di più caro, tentando di tutto per mantenere le cose insieme, per rimediare, ma rendendosi presto conto che è la vita che decide per noi, e che non possiamo fare altro che stare a guardare. Spesso impotenti. Da qui il suo cammino verso una nuova vita e una rinascita che solo alla fine della vicenda troverà, forse, la quadratura del cerchio.

Il libro si articola in tre parti, la prima e l’ultima narrate in terza persona, dove viene per lo più raccontato il presente, la seconda, in prima persona, racconta invece del passato di Ippolito, e rende chiarezza a tutto il resto. La scrittura è puntuale e fludia, anche nei dialoghi, resi spesso più crudi e reali dall’utilizzo di termini forti e colloquiali, e nei monologhi anche interiori di lui e della moglie Anna. Non vi dirò nulla di più, naturalmente, questo è un testo che va letto ed assimilato attraverso le proprie vibrazioni, elaborato, digerito e rigurgitato secondo le emozioni di ciascuno. Un libro che mi ha pesato sullo stomaco per quasi tutta la sua durata, a tratti mi ha fatto sperare che finisse presto, che finisse in fretta tutto quel tormento. Ma che alla fine del viaggio mi ha lasciato una traccia dentro, qualcosa di indelebile che so già rimarrà lì per sempre. Un solco fatto di colori, odori e sensazioni, di un posto che non ho mai visto veramente con gli occhi, ma che ho abitato a fondo con l’anima.

E questo, se permettete, è la grandezza di un libro, di qualsiasi genere si tratti, di qualsiasi autore, periodo storico o altra catalogazione. Se ci resta qualcosa dentro allora vuol dire che l’opera si è compiuta, che quello è un libro giusto, da leggere, conservare e consigliare. Non nego di essermici avvicinato vedendolo tra i 12 finalisti del Premio Strega, benedetto Premio Strega sempre in mezzo a mille polemiche. L’ho seguito sino alla finale facendo il tifo per lui, ma alla fine è arrivato, purtroppo, solo quarto. Non voglio in questa sede commentare la classifica, comunque spero che questa manifestazione così importante serva a dare il giusto risalto a questo titolo e a questo autore.

Io mi fermo qui, come sempre spero di avervi dato un parere chiaro e genuino. Non una recensione, ci tengo a precisarlo, ma il mio personalissimo punto di vista. Grazie Matteo per le emozioni che hai saputo regalarci. Grazie davvero.

E’ giusto obbedire alla notte? Per me è stato straziante. Viaggio interiore senza anestesia. E’ giusto leggerlo.

 

Premio Strega 2017 – Annunciati i 5 finalisti

Ebbene si, sono appena stati annunciati i 5 finalisti del Premio Strega 2017! Durante la diretta streaming sul sito RAI Cultura.

Dalla votazione dei 660 giurati, tra i quali figuravano oltre ai 400 Amici della Domenica, anche selezionati lettori forti, traduttori, intellettuali, studiosi, anche da istituti italiani all’estero, è emersa la seguente classifica:

1 – Paolo Cognetti “Le otto montagne”  voti 281

2 – Teresa Ciabatti “La più amata” voti 177

3 – Wanda Marasco “La compagnia delle anime finte” voti 175

4 – Alberto RolloUn’educazione milanese” voti 160

5 – Matteo Nucci “E’ giusto obbedire alla notte”  voti 158

Ricordo anche i 7 esclusi dalla cinquina finalista:

Chiara Marchelli “Le notti blu” 125 voti
Ferruccio Parazzoli “Amici per paura” 122 voti
Marco Ferrante “Gin tonic a occhi chiusi” 111 voti
Marco Rossari “Le cento vite di Nemesio” 100 voti
Nicola Ravera Rafele “Il senso della lotta” 96 voti

Monaldi&Sorti “Malaparte. Morte come me” 74 voti
Vanni Santoni “La stanza profonda” 62 voti

Saranno dunque Paolo Cognetti, Teresa Ciabatti, Wanda Marasco, Alberto Rollo e Matteo Nucci a giocarsi ora il Premio nelle prossime settimane, “duellando” anche a colpi di interviste e incontri vari.
L’assegnazione dello Strega avrà luogo presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma.

Nell’attesa, continuiamo a leggere! 🙂
E voi, quale preferite? Avete letto qualcuno dei candidati?

 

Paolo Cognetti è il vincitore del quarto Premio Strega Giovani

Paolo Cognetti è il vincitore del Premio Strega Giovani 2017 con il suo romanzo “Le otto montagne” di cui vi ho parlato diffusamente qui sul blog (qui e anche qui)

Quindi ora devo ammettere che sarà dura per lui vincere anche il Premio Strega (quello principale) e che forse la Ciabatti adesso non ha più rivali… Statisticamente infatti mai nessun vincitore del Premio Strega Giovani si è poi aggiudicato il premio principale. E’ vero che le edizioni del “Giovani” sono ancora poche (quattro), però un’indicazione ce la danno…

Comunque questa sera, ore 20,30 in diretta streaming su www.cultura.rai.it/live, verranno annunciati i 5 finalisti. Tutte le informazioni sul link ufficiale qui sotto. Buona giornata e buone letture a tutti! 🙂

http://premiostrega.it/PSG/

Le otto montagne (Paolo Cognetti)

Intimista, povero e genuino. Povero non di contenuti ma di orpelli, povero nell’accezione più positiva che possa avere questo termine il più delle volte visto in maniera negativa e triste. Una storia d’altri tempi che però vive ai nostri, il racconto di un’amicizia vera, troppo vera per servirsi sempre di parole e di scuse. Basta il silenzio a volte, lo star vicini, uno sguardo. Un libro che dall’alto dei monti, dalla essenzialità della vita di persone semplici, guarda dall’alto al basso la frenetica città, lo stress e l’ansia dell’uomo moderno, ma non con fare altezzoso o presuntuoso, ma con compassione e tenerezza. Il concetto di semplicità di vita, della felicità di avere poco e con quel poco di vivere bene, è stato espresso, tra gli altri, recentemente da Mauro Corona in molti dei suoi libri, ed io ho sempre apprezzato il suo pensiero che qui ritrovo in un racconto trasversale che mette in luce le differenze di due mondi e dei personaggi che li popolano; differenze che poi sono tali solo per con convenzione, ma che se ben si scava a fondo, si ritrovano in questo caso due uomini molto simili tra loro, due facce della stessa medaglia.

Cognetti è bravo a mettere in evidenza queste similitudini, e dirige con maestria il sentiero che conduce verso il finale inevitabile di una storia che nel corso di 200 pagine ci fa ridere, arrabbiare a volte, piangere, emozionare, ancora ridere e ancora piangere. Un po’ come la vita in fondo, da dove la si guardi, da sopra o da sotto.

E’ la storia di Bruno e Pietro, i due protagonisti insieme al padre di Pietro, protagonista secondario della vicenda, e della loro amicizia, da bambini fino all’età adulta. Della passione per la montagna, innata in Bruno, imparata e coltivata in Pietro, ragazzo di città che ogni estate si reca con la sua famiglia sui monti. Della loro crescita, della loro vita che li mette alla prova e che li porterà a percorrere strade diverse ma che, inevitabilmente, li farà ricongiungere, sempre allo stesso punto di partenza. Sempre sulle stesse montagne. Un romanzo di formazione che in poche pagine riesce davvero a farci emozionare e soprattutto meditare. Meditare su chi dei due “abbia ragione”, in senso metaforico. Se vive meglio l’uomo che è sceso dai monti per cercare la “civiltà” delle grandi città oppure chi sui monti ci è restato e continua a trascorrere una vita il cui tempo è scandito solo dal cambio delle stagioni, dal ciclo della luna e dalla neve che fiocca sulle vette.

Di Cognetti avevo letto il suo più famoso “Sofia si veste sempre di nero” amandolo, e un’altra raccolta di racconti dal titolo “Una cosa piccola che sta per esplodere” amandolo una seconda volta. Qui l’autore si cimenta nella prima prova sulla “lunga distanza”, dimostrandosi maturo e capace anche in questo ambito. Il libro è candidato al Premio Strega e, al di là di ogni supposizione sulla candidatura, secondo me se lo merita veramente. Ho incontrato l’autore per un incontro proprio dedicato a questo libro e potete leggere l’articolo e vedere il video a questo link: [Paolo Cognetti presenta “Le otto montagne“]

Superfluo da parte mia ogni ulteriore approfondimento sulla trama, la storia è da leggere e scoprire con i propri sensi. Camminando con Bruno e Pietro sui sentieri di montagna, arrampicando con loro le vette del Monte Rosa, mungendo vacche o riparando il tetto di un rifugio sperduto sopra i 2000. Al loro fianco, scoprendo le loro vite e i loro destini. Fate quest’esperienza, non ve ne pentirete.

Alla prossima e buone letture!

Paolo Cognetti presenta “Le otto montagne”

Sabato sera sono stato nuovamente alla libreria Le Notti Bianche di Vigevano per presenziare all’incontro con Paolo Cognetti in cui l’autore ci raccontava il suo ultimo libro “Le otto montagne”, riportato in auge, a 6 mesi ormai dalla pubblicazione, dalla candidatura al Premio Strega 2017. L’autore è stato introdotto e intervistato dalla bravissima e simpaticissima Ilenia Zodiaco che voglio ringraziare per la bella serata che è stata tale anche grazie a lei 🙂

Conoscevo Paolo solo per i suoi racconti (tra gli altri “Sofia si veste sempre di nero”, il suo punto più alto), e devo dire che dopo questo incontro sono molto incuriosito da questa sua nuova prova letteraria, che inizierò ad affrontare subito dopo il libro che sto finendo… Quindi bando alle ciance e gustatevi ora senza indugio il video integrale senza censure! 😀

Premio Strega 2017 – i 12 finalisti

 Il 20 Aprile durante la manifestazione Tempo di Libri svoltasi a Milano (commento della manifestazione a seguire in un altro articolo), sono stati resi noti i 12 finalisti del premio Strega 2017, edizione dei settant’anni. Per l’occasione il presidente della Fondazione Bellonci, Giovanni Solimine ha dichiarato quanto segue:

«Nell’anno in cui intendiamo sottolineare i valori che ispirarono i fondatori del Premio, e ciò è emblematicamente rappresentato dal ritorno al Ninfeo di Villa Giulia per la serata finale del 6 luglio, vogliamo accentuare il carattere di ampia partecipazione che contraddistingue la giuria e aumentare in modo significativo il numero dei votanti. I nostri secondi settant’anni cominciano da qui»

Questo aumento dei votanti comprenderà 20 voti collettivi espressi da scuole e università, 15 circoli di lettura da biblioteche romane, oltre a 200 voti espressi da studiosi, traduttori e intellettuali italiani e stranieri. Il numero totale dei voti sale quindi a 660.

Ecco i 12 candidati finalisti:

  • Teresa Ciabatti, La più amata (Mondadori)
    Presentato da Stefano Bartezzaghi e Edoardo Nesi
  • Paolo Cognetti, Le otto montagne (Einaudi)
    Presentato da Cristina Comencini e Benedetta Tobagi
  • Marco Ferrante, Gin tonic a occhi chiusi (Giunti)
    Presentato da Pierluigi Battista e Antonella Cilento
  • Wanda Marasco, La compagnia delle anime finte (Neri Pozza)
    Presentato da Paolo Di Stefano e Silvio Perrella
  • Chiara Marchelli, Le notti blu (Perrone)
    Presentato da Elisabetta Mondello e Giorgio van Straten
  • Monaldi&Sorti, Malaparte. Morte come me (Baldini&Castoldi)
    Presentato da Franco Cardini e Lucio Villari
  • Matteo Nucci, È giusto obbedire alla notte (Ponte alle Grazie)
    Presentato da Annalena Benini e Walter Pedullà
  • Ferruccio Parazzoli, Amici per paura (SEM)
    Presentato da Giorgio Ficara e Sergio Zavoli
  • Nicola Ravera Rafele, Il senso della lotta (Fandango Libri)
    Presentato da Filippo La Porta e Paola Mastrocola
  • Alberto Rollo, Un’educazione milanese (Manni)
    Presentato da Giuseppe Antonelli e Piero Dorfles
  • Marco Rossari, Le cento vite di Nemesio (e/o)
    Presentato da Giancarlo De Cataldo e Fabio Geda
  • Vanni Santoni, La stanza profonda (Laterza)
    Presentato da Silvia Ballestra e Alessandro Barbero

Mercoledì 14 Giugno presso Casa Bellonci, verranno selezionati i 5 finalisti che si disputeranno il premio Giovedì 6 Luglio al Ninfeo di Villa Giulia a Roma.

Premio Strega 2016 – Classifica

Strega2016_LavagnaVenerdì 8 Luglio abbiamo seguito la diretta su RAI 3 e su Twitter della finale del Premio Strega 2016, la settantesima edizione per la precisione. Non ho corso a pubblicare prima la classifica perchè intanto era praticamente ovunque, ma per dovere di cronaca e per archivio personale del blog eccola qua:

Strega2016
Ha vinto il “tomone” di Albinati, 1294 pagine di storie intense, di intrecci di vite, di storia Italiana degli anni ’70. Un libro sicuramente “pesante” da digerire e senz’altro non proprio adatto ad una lettura rilassante sotto l’ombrellone. Saranno pochi i coraggiosi che ci si cimenteranno giusto per curiosità… Io ci proverò non perchè sono un eroe o perchè i libri da 1000 e più pagine mi fanno un baffo (anche io ho i miei tempi e a volte sono ben lunghi!) ma perchè il tema mi incuriosisce e se ha vinto lo Strega in fondo qualche qualità ce l’avrà!

Io, come molti altri blogger del resto, tifavo per Meacci, almeno per due motivi essenziali: il primo è che si trattava di un libro di una casa editrice “piccola” (e aggiungo anche validissima), il secondo è perchè si trattava dell’autore più giovane dei 5, una voce nuova della letteratura italiana. E poi anche perchè lo sto leggendo proprio in questi giorni e mi sta molto piacendo! 🙂

In ogni caso Albinati lo acquisterò a breve (ho un buono per i 100 punti della tessera Giunti) e vi farò sapere… Quando riuscirò a leggerlo e, soprattutto, a finirlo! 😀

Se avete letto o avete in previsione di leggerne qualcuno e volete dire la vostra qui sotto, siete i benvenuti!

A presto e buone letture!

Premio Strega 2016 – La Cinquina

logo_strega_16_testaIeri sera alle 20 a Casa Bellonci sono stati votati i 5 finalisti del Premio Strega 2016. Tra i 12 ancora in lizza erano molti i giovani interessanti (almeno secondo il sottoscritto) e soprattutto di case editrici indipendenti. Mi sarebbe piaciuto vedere una cinquina leggermente differente ma questo è solo un parere personale 🙂

Comunque, bando alle ciance ed ecco i nomi:

# [Titolo] [Autore] [Edizione] [Voti]
01 La scuola cattolica Edoardo Albinati Rizzoli 202
02 L’uomo del futuro Eraldo Affinati Mondadori 160
03 Se avessero Vittorio Sermonti Garzanti 156
04 Il cinghiale che uccise Liberty Valance Giordano Meucci Minimum Fax 138
05 La femmina nuda Elena Stancanelli La nave di Teseo 102

Per completezza ecco anche gli altri 7 che sono stati esclusi e i relativi voti:

[#] [Titolo] [Autore] [Edizione] [Voti]
06 L’addio Antonio Moresco Giunti 94
07 La figlia sbagliata Raffaella Romagnolo Frassinelli 77
08 Dove troverete un altro padre come il mio Rossana Campo Ponte alle Grazie 71
09 La reliquia di Costantinopoli Paolo Malaguti Neri Pozza 69
10 Le streghe di Lenzavacche Simona Lo Iacono e/o 67
11 Conforme alla gloria Demetrio Paolin Voland 50
12 Dalle rovine Luciano Funetta Tunuè 26

La premiazione del vincitore avverrà Venerdì 8 Luglio. Mi raccomando, leggete e poi dite la vostra!!!

Per l’articolo ufficiale vi rimando alla pagina del Premio Strega a questo link: http://premiostrega.it/PS/i-finalisti-del-premio-strega-2016/

Premio Strega 2015 – Vince La Ferocia di Nicola Lagioia

Screenshot 2015-07-03 15.18.22Festeggia Nicola Lagioia, che ieri sera ha vinto il 69° Premio Strega con il suo ultimo romanzo La Ferocia. Al secondo posto Mauro Covacich con La Sposa e al terzo la misteriosa Elena Ferrante, ovviamente non presente alla premiazione, con l’ultimo capitolo della saga de L’Amica Geniale, Storia della bambina perduta. Quarto e quinto posto, giù dal podio, rispettivamente a Fabio Genovesi e il suo Chi manda le onde, già vincitore del Premio Strega Giovani, e Come donna innamorata di Marco Santagata.

Non ho letto nessuno di questi libri, ma La Ferocia e Chi manda le onde le ho in wishlist da tempo… A questo punto dovrò provvedere al più presto 😀

fotografia presa dal sito di Repubblica e precisamente da questo articolo: http://www.repubblica.it/cultura/2015/07/02/news/premio_strega_vince-118204136/